3 febbraio – Podere le Boncie

Cammino attorno alle Boncie. Il cielo ancora non si è fatto chiaro, l’oscurità mi accompagna tra brevi folate di vento e sbadigli in cerca di ossigeno. I silenzi proteggono il luogo assecondando ciò che non ha bisogno di farsi sentire o di apparire in modo più esplicito. Camminando mi risveglio, il movimento mi passa dentro come la natura attorno.

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Poi arriva il momento che attendo. Giovanna si mette gli scarponi e si incammina verso il vigneto sotto la cantina. È il vigneto con le viti coltivate ad alberello. La guardo avanzare tra le piccole piante attraversando gli spazi nella libertà e nell’assenza del confine. Non ci sono fili, nessun ostacolo da aggirare se non la vite stessa.

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Quando inizia a potare Giovanna si abbassa ad altezza pianta, osserva, si piega e decide. È un momento carico di responsabilità dove si indirizzano le energie di un essere vivente e se ne condiziona lo sviluppo.
Ci credo che è un po’ come il mestiere di mamma, un gesto carico di emotività per una donna che arriva anche a inginocchiarsi in un momento di legame ritrovato, re-ligioso.

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Saluto Giovanna e Giorgio e Livia e gli alberelli, il sangiovese e il vento che ho sentito stanotte.

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