6 febbraio – Giovanni Scarfone

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Il semplice gesto di alzare le tapparelle mi regala una vita e un risveglio che si fanno respiro di essenza. Mi sento un punto in movimento mosso da curiose intenzioni inquieto ma felice di divenire a tratti fermo e stabile. E stare lì nell’attimo.

Stamattina Gio e Carmelo potano alcuni filari di vigna vecchia sessant’anni.
A testimonianza della natura esuberante e rigogliosa una pianta di Alicante dai tralci spessi e forti.

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La strada che porta al vigneto è costeggiata da boschi di quercia e robinia e fichi d’india è un tutto pieno e ancestrale.

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Ci fermiamo nella piccola cantina spazio misurato e calcolato al millimetro. Prendiamo i bicchieri e assaggiamo. Faro 2014, prima vigna Bonavita poi Mangiavacche. Ciò che scende in me ha una forza bella e complessa. La sua freschezza mi ridesta. Mi metto in comune equilibrio e intravedo il suo potenziale benefico allungo. Un cammino importante di sicuro. Nonostante la giovinezza il vino offre senza ombre già la sua personalità e l’incontro è aperto.
Faro 2013. Peccato verrà messo in mercato dopo l’estate. Pur non avendo l’austerità e la complessità del precedente offre la sua bella sapidità. Meno pronto del 2014. Ma pur generoso e portatore di appetiti.
Gio ed io parliamo con la calma che si è fatta naturale e lo scorrere delle parole sale scende in un respiro condiviso. So che sto vivendo un privilegio ma dovrebbe essere sempre così mi dico. Nient’altro che tempo che si fa incontro e scambio.
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Nel vigneto Mangiavacche i colori mantengono intensità sebbene nei terrazzamenti vicini scorgiamo sbiaditi abbandoni. Ma le terre sono lì e ci sarà da qualche parte un uomo e una donna pronti a far rivivere la terra. Almeno è una possibilità di concretezza.

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Saluto papà Carmelo e lo osservo riprendere fiato tra una zappata e l’altra.
Lo ritroverò nella sua peperonata fatta d’estate e di soli ripetuti.
Il formaggio di Pasquale gioioso e piacevole fatto di pecora e capra… ci si sente la vita. In armonia beviamo Faro 2012. Annata calda ma per nulla di alcolicita’ noiosa. Capace di tener desto il palato trasformandosi a poco a poco assumendo nuove buone forme contraddistinte dalla benigna sapidità.

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È stato un incontro che mi ha fatto crescere con buona linfa. Saluti a Gio Sanni Pizzi, saluto la terra lo stretto e lo scirocco. Saprò dove abbandonare le mie preoccupazioni per farle cadere.
Terrò con me questi luoghi.
Arrivederci…

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