9 febbraio – giorno di neve e di Marsala

La prima cosa che sento nel risveglio è un vento che soffia e suona la musica delle cose passandoci attraverso e il suo passaggio è a momenti forte e fortissimo. Sembra volerti svegliare da un torpore d’immobilita e passare così anche attraverso te stesso per farti risuonare.

La prima cosa che vedo è una panchina dall’aspetto mitologico ricoperta di neve. Dove sono ancora? Ci sono luoghi che ti fanno sentire talmente vicino alle cose da lasciarti confuso.

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Francesco è andato in cantina  a sistemare alcune cose ed io sono solo in questo spazio di casa che un tempo era una cantina. Il soffitto a volta, i basamenti per le botti, il focolare per riscaldarla. Fuori la campagna circondata dai monti che si sono fatti bianchi. Ma è ancora un continuo mutare di forme di piogge di neve e di sole.

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Verso Palermo verso il treno per Marsala contemplando un paesaggio di montagne che non avrei mai immaginato di trovare in questa terra. L’ignoranza delle cose è talvolta complice della curiosità e del viaggiare, portatrice di nuovi entusiasmi.

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Abbraccio Francesco. L’occasione per rivederci non mancherà. Sono felice di aver lasciato e preso una parte di vita.
E il viaggio continua lento sui binari per Marsala. Il movimento dello scorrere dritto e sinuoso, il suono metallico degli attriti e il mare fuori che pur agitato appare sicuro, mi fanno sprofondare in un sonno improvviso.

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Marsala. Il vento che mi aveva fatto svegliare mi ha seguito mantenendo la sua forza. Percorro le strade dai bassi edifici, è un senso di accoglienza quelli che provo attraversando la città nella sua parte più vecchia.
Nino passa a prendermi per mangiare qualcosa assieme e fare due parole.
L’ambiente è piacevole, allegro con pochi tavoli e la cucina va di pari passo con proposte della semplice tradizione.
Accompagnamo il gattuccio  ricoperto da una salsa alla mentuccia, il polipo in crema di patate con qualche bicchiere di Vignammare 2013. La semplicità con la semplicità. È un bel rincorrersi di sapori che tendono tutti al mare. L’annata 2013 è stata fresca, una gradazione leggera attorno gli 11 gradi e una buona acidità che ha consentito a Nino di non aggiungere solforosa.
Parliamo del territorio e del fare. Condivido con Nino l’estrema importanza del Fare, la necessità di lasciar perdere il resto è di sacrificarsi in un’azione sentita per un periodo più o meno lungo terminato il quale quella cosa fatta e quell’azione prolungata hanno reso possibile la nascita di qualcosa che è lì come esempio anche e soprattutto per gli altri.
Sono curioso e non vedo l’ora di mettere piede nel vigneto e di respirare ciò che Nino ha fatto crescere e continua ad accudire.

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E infine arriva anche il mio primo cannolo di sicilia grasso e profondo…

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