11 febbraio – Nino Barraco

Ancora non è l’alba. Il giorno riposa senza rumore di cose o  vento mentre mi sveglio e preparo le cose per la giornata al vigneto.
Nino passa a prendermi con una punto dal colore vinaccia sbiadito…un saluto e via che le viti da raggiungere sono le più lontane della proprietà.
Raccogliamo sulla strada Angelo, un ragazzo che aiuta Nino nei lavori, il padre Enzo e suo cugino ancora Enzo.
Circa mezz’ora per arrivare nella campagna. Il sole sale all’orizzonte eccolo . Stretti l’uno all’altro nello spazio di una punto condividiamo il giorno di potatura.

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Il vigneto è vicino al mare, se ne sente l’aria è se ne calpesta la natura.
Enzo ed Enzo iniziano a potare con le loro forbici elettriche mentre Nino preme con la forza delle mani le sue.
Angelo raduna i sarmenti tagliati, io scatto foto e riprendo spazi e movimenti in attesa di aiutare Angelo.

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Le piante sono davvero belle.  Una quarantina d’anni di alberelli nella versione marsalase, tre tronconi lasciati crescere verso l’alto.
Nino si affida ancora alle parole del padre quando si trova indeciso sul da farsi. Ascolta i consigli e lascia fare a chi prima di lui lavorava la campagna e gli ha insegnato il gergo e il gesto.

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Alle 10:30 raccogliamo qualche tralcio potato e cerco alcuni rami che potrebbero andare bene per il fuoco.
In un angolo ammasso delle pietre in un cerchio che sarà il cerchio di fuoco dove coltivare le braci per il pranzo.
Mi pare tornare bambino. L’idea di mangiare in vigneto all’aperto davanti al lavoro appena compiuto…

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Nino apre una bottiglia di Pignatello. Ne apprezzo la natura rustica e la sua vigorosa semplicità. Riempiamo i bicchieri e mangiamo seduti nella terra.

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Di nuovo in campo rinfrancati da vino e cibo. Ascolto le parole e la cadenza siciliane che si ribattono da filare a filare. Si respira buon umore, si racconta di un vecchio proprietario che chiamava a se il singolo bracciante e gli dava un uovo e gli diceva che glielo dava soltanto a lui e così faceva anche con gli altri. Poi mentre gli uomini lavoravano diceva allora quest’uovo lo facciamo fruttare…

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Non avevo mai visto piante a così a stretto contatto con la natura marina.
Sono viti di Grillo. Un vino che lascerà il segno sapido e una freschezza che ondeggia avanti e indietro. Un Grillo che Nino è fiero di avere la possibilità di lavorare nonostante la lontananza da casa e dalla cantina. È un fattore affettivo ed è bello che se lo terrà stretto ancora. È un vino che altri terreni più vicini a Marsala non possono generare.

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Siamo a poche chilometri dal paese di Castelvetrano che si scorge in fondo oltre gli ulivi.

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Mancano pochi filari da potare. Gli uomini lo faranno domani. Ora il sole sta quasi tramontando e ci rimettiamo in macchina stretti stretti.

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Prima del tramonto passiamo a vedere i lavori per la nuova cantina, il sogno che si sta realizzando. Nino l’ha sempre sognata da quando ha iniziato a lavorare la campagna per fare il vino.
Mi accompagna e mi parla di come saranno sfruttati gli spazi poi guarda lontano i vigneti circostanti e qualcosa al di là del mare forse se stesso forse un’idea che si sta facendo realtà.
Questa cantina la facciamo per rendere grazie e per accogliere tutte quelle persone che ci sono state vicine e che hanno amato i nostri vini. È un punto che spero possa essere preso come esempio per questo territorio.

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Con i piedi saldi sopra le fondamenta che giorno dopo giorno ha costruito dentro e fuori Nino si ferma, è un piccolo attimo dove il sole tramonta l’uomo respira e il paesaggio lo segue.
È una bella unione.

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2 pensieri su “11 febbraio – Nino Barraco”

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