20 febbraio – ripartenze

Oggi si parte. Il vento si è fatto debole quasi assente e il sole scalda intorno il momento della partenza. Sto lì a pensarci sopra a come sono passati i giorni sull’isola, dallo stordimento del viaggio notturno sulla Pietro Novelli, all’entusiasmo dell’arrivo alla meraviglia delle viti sprofondate a terra al metodico e saldo lavoro di Salvatore in cantina alle sue parole tra un passato che era modo di vivere e un presente che allontana e scoraggia…dal corpo che si sente ricco in forze alle debolezze e alla malinconia improvvisa ai segni di cedimento di malessere e di sconforto.
Insomma l’isola mi ha dato proprio tutto nel bene e nel male e me ne torno indietro con una vita più spessa e con una parte di me che si è fatta a sua volta isola, un pezzo di pelle una piccola nausea che sarà ogni volta lì a ricordarmi com’era e com’ero quei giorni.

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È quasi l’ora di salpare. Il mare se ne sta tranquillo e i primi passeggeri guardano l’ultimo orizzonte delle montagne prima di partire.

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Salvatore ci ha accompagnato al porto. Dominica fa il viaggio con me per andare a Palermo. Il tempo di sbrigare gli ultimi inconvenienti con l’ufficio spedizioni poi ci saluta.

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È l’azzurro a prendere i colori del cielo, piccoli spazi bianchi di nuvole qua e là.
Sembra una partenza incorniciata dallo splendore, calma e serena…ma presto arrivano i ricordi le sensazioni vissute che ancora si toccano nel loro calore.
E quell’azzurro diviene altra cosa. Dall’aria del cielo eterea e impalpabile mi passa attraverso la corporeità e la luce dorata dell’uva passita.

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È un mare altrettanto calmo che sa farsi anche cielo e terra e uomo e donna. Un modo di essere al mondo, una delle vie che sono lì e che basta prendere o non prendere e seguirle fintanto che ce n’è. Poi alla fine ci si potrà voltare e guardarsi alle spalle con dispiacere con delusione con fiducia con speranza ma dentro resterà pure un sorriso per quel tanto che si è fatto.

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Trapani. La Pietro Novelli attracca.
Abbraccio Dominica e la ringrazio e ripenso a Salvatore nelle sue poche e accennate parole alle sue vigne a Mueggen ai silenzi.

Prima di sera vado a correre lungo il porto. Qualche macchina, gente che cammina sui marciapiedi, una processione di qualche santo…mi metto davanti ad una panchina per tirare i muscoli delle gambe alla fine della corsa. Due bambini che avranno credo 6 anni mi salutano…ciao signore…e poi mi chiedono che cosa stia facendo…io li guardo li saluto e dico loro…mi sto preparando a volare…

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