24 febbraio – L’Acino…dalla parte di Antonello

Arrivare a San Marco Argentano attraverso la via ferrata che risale da Cosenza fin verso la piana di Sibari significa viaggiare in vettura tra i pochi vagoni di un minuscolo treno e ascoltare l’unica vera voce in grado di unificare questo nostro benedetto paese…colei che annuncia le stazioni di fermata colei che ribadisce l’obbligo di convalida del biglietto colei che si ripete viaggio dopo viaggio fin tanto che le batterie e il sistema elettrico resistono.

Antonello già mi aspetta, lo vedo camminarmi incontro sul marciapiede del binario numero uno. Ci salutiamo poi mi chiede se ho voglia di vedere il vigneto di Mantonico. Beh direi di sì, la cosa mi incuriosisce e poi la giornata ancora non ha scaricato l’acqua che ci si aspettava.
Continuiamo in direzione Sibari poi risaliamo la strada verso il parco nazionale del Pollino che si vede di fronte a noi con le vette imbiancate.

Il paese di Frascineto ai piedi della montagna, ville, ulivi, vigneti.
Abbandoniamo l’auto sul sentiero sterrato in salita e camminiamo.
Bastano pochi passi ad alleggerire i miei pensieri, a farli partecipare anch’essi all’allegria dei colori e della suggestione, alla profondità di campo di strati di orizzonte fatti di neve roccia querce ulivi erbe fiori e viti.

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Il sole dona di tanto in tanto qualche ampiezza luminosa nella sospensione drammatica del cielo che rende ancor più maestoso e imponente lo spettacolo del vigneto di Mantonico circondato da rocce friabili e verde vegetazione.

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A volte ho l’impressione che le cose siano fatte per abitare un luogo per essere quel luogo. Non riuscirei a disgiungere le due parti…la terra e le viti le viti e la terra con attorno le nubi cariche di piogge e piccoli fiori arancio in un campo di ulivi.

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Fotografo e faccio alcune riprese. Antonello non si vede più. Mi sono perso nella religiosità di uno spazio che sa accogliere i miei silenzi senza fare domande. Avrei potuto restarci tutta la giornata anche senza cibo e forse sono ancora là e non mi rendo conto che quello che ho intorno è soltanto apparenza.

C’è poi una voce che mi riporta con i piedi al suolo. Antonello mi parla di questo vitigno, di come viene lavorato in cantina dopo la vendemmia. Del mosto che resta a contatto con le bucce del passaggio in acciaio e poi in legno.
Lo berremo a cena…

Al ritorno passiamo dalla cantina per prendere una bottiglia di Guardavalle, da uve Guardavalle che appunto guardano la valle. Fermentato in legno e sei mesi sulle fecce. Accompagnerà il nostro pranzo.

Forse sono fiori recita l’etichetta.
E se son fiori fioriranno mi dico.
La leggera riduzione iniziale se ne va dopo qualche minuto di bicchiere e resta un liquido vivo che lascia in bocca tracce sulfuree e affumicate e una fresca aromaticita’.

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Dopo pranzo torniamo in cantina e facciamo due parole sull’azienda e sul territorio. Antonello ricorda l’importanza della casa di paglia e creta vista ieri come simbolo di un qualcosa che appartiene alla storia e all’abbandono.
Le sue parole sono sempre bilanciate attente e mentre lo guardo vedo in lui il volto di un critico cinematografico o di un cinematografaro. Allora gli chiedo cosa può esserci di simile tra un’immagine in movimento e il vino. Magari ciò che mi ha risposto non lo scrivo…sarà parte forse del documentario che raccoglierà tutte le terre gli uomini e le donne incontrate…

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È tempo di cena e di Mantonicoz.
La OZ finale significa in lingua ebraica forza e coraggio. Due qualità per realizzare questa bottiglia dal vigneto del Pollino.

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Assaggiamo l’annata 2011, 2010, 2008.
2011 – macerazione più lunga, torbato, ancora bisognoso di tempo per distendersi
2010 – una delicata freschezza e sapidità, affilato e dritto, ripulisce lingua e bocca
2008 – il più complesso, salgono sensazioni di frutta secca miele oltre alla freschezza sapida una nota amara di sottofondo

Bevo e mentre bevo parlo con chi fa questo vino.
Bevo e mentre bevo ritorno nel vigneto.
Poterlo fare sempre questo sarebbe bello.

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2 pensieri riguardo “24 febbraio – L’Acino…dalla parte di Antonello”

  1. Concordo con te Davide sulla bellezza di bere un vino ritornando con la mente alle vigne da cui proviene. I vini che mi stanno più a cuore sono proprio quelli, e sempre torno con la mente e il cuore alle vigne di Nadia Verrua (Cascina Tavijn), di Marco Rizzardi (Crocizia), di Dettori, di Alessandra Bera, di Nicoletta Bocca (San Fereolo), di Francesco Brezza (Tenuta Migliavacca), di Cristiana Galasso (Feudo d’Ugni) vigne e persone che spero tu incontrerai nel tuo viaggio.

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