25 febbraio – ‘A Vita

Ore 8:05 treno regionale San Marco Roggiano – Sibari – Cirò, un binario, due vagoni. Saluto Antonello e raduno i bagagli per l’ennesimo spostamento.
Il treno entra nella stazione in punta di piedi come per non farsi sentire tanto è piccolo e leggero.
Il capotreno sembra conoscere tutti e ha modi amichevoli. Arrivati a Sibari saluta i passeggeri e prima di scendere ci dice e che dio vi benedica…mai incontrato un capotreno così.

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Alla stazione di Cirò viene a prendermi Francesco e andiamo subito in cantina, un paio di minuti di strada in auto.
Sul tavolo ad accogliermi delle pitte alle sarde e una bottiglia di rosato.
Conosco Laura, la compagna di Francesco, e ne ascolto con felicità il suo accento friulano. Rivedo ascoltandola la pedemontana i colli orientali le Alpi il carso gli anni della vita vissuta a Pordenone e dintorni.
È un accento che mi è sempre piaciuto per la sua pratica schiettezza e generosa allegria.

Assaggio la pitta alle sarde e un sorso di rosato senza sarde ma con il mare dentro tanto è fresca e intensa la sua sapidità.

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Verso i vigneti. Il sole scalda come fosse primavera e i colori vivono le energie della giovinezza…così il giallo dei fiori il verde dell’erba e del favino il blu del cielo.

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Francesco parla del territorio attorno Cirò. Di Cirò vecchia costruita in alto e lontano dal mare per proteggersi dalle invasioni e di Cirò marina costruita in epoca più recente lungo il litorale e che dagli anni ’50 è diventata comune a sé stante.
Parla della storia dei vigneti, della differenza di terreno tra un versante e l’altro. Delle caratteristiche dell’uva che cresce in questi luoghi…il Gaglioppo.

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A guardare il suo vigneto viene da pensare alla fecondità alla generosità della terra alla buona crescita ma anche alla compagnia tra piante diverse all’intensità della materia al benessere alla felicità.

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Guardo quello che c’è a cinque metri di distanza. Sono viti quello sì. Viti in un contesto di desolazione povertà sterilità mortifera. La mano e la testa dell’uomo hanno deciso di disertare di togliere tutto e di lasciare la vite in una solitudine forzata…che cosa ne nascerà?

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È bello vedere questi uomini e queste donne camminare nella loro terra.
Incedono con passo rispettoso e senza fretta. E quando si fermano lo fanno per sistemare un tralcio, raddrizzare un paletto, raccogliere un sasso o semplicemente guardare e respirare quello che sta crescendo.

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Il cielo inizia a coprirsi di nubi ma sono nubi lontane cariche di tensione innocue per la giornata, forse domani forse saranno per domani nuvole di pioggia.

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Camminiamo anche nel vigneto più vicino al mare. Parte dell’uva viene usata per il rosato. Il mare è davvero vicino ma il terreno si mantiene compatto e argilloso fino quasi alla spiaggia.

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Qui ci areniamo.
L’auto slitta e servono alcuni pezzi di cemento che troviamo accanto ad un cancello per rimetterla in carreggiata.
Proviamo una due tre volte… difficile perdere la pazienza e innervosirsi di fronte al mare.

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2 pensieri riguardo “25 febbraio – ‘A Vita”

  1. Francesco e Laura me li ricordo ad una delle loro primissime fiere, nel Vercellese, ricordo ancora la bontà dei loro vini e la loro dolce ma determinata volontà di emergere. A distanza di anni è una gioia sapere che sono riusciti nel loro intento, i loro vini sono apprezzati ovunque e la loro casa è spesso tappa dei viaggi enoici a sud di tanti amanti del vino.
    Un giorno spero anch’io di arrivare da loro come hai fatto te, senza fretta, con il treno, con lo zaino, e spero di vedere quei colori che hai visto tu.

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