27 febbraio – Passaggio di consegne…Natalino Del Prete

Quando vedo Francesco venire verso di me con una bottiglia di Gaglioppo capisco che siamo arrivati al momento del passaggio delle consegne…questa la bevete tu e Natalino…è un po’ quello che pensavo prima di affrontare questo viaggio che sarebbe stato bello passare da realtà a realtà con qualcosa che unisse il tutto.

Saluto il piccolo Andrea che ieri mi chiamava nonno Eldo, il nonno elefante di Elder, l’elefantino arcobaleno…saluto Laura sulla soglia di casa e saluto l’uomo alla stazione del treno.

Poi è Cirò-Sibari, poi è il bus per Taranto e il trenino per Brindisi che ferma a Mesagne dove Natalino è in piedi tra la stazione e il treno.
Ho fatto fatica a trovare la stazione…è passato così tanto tempo che non ricordavo più dove l’avevano messa.
Parliamo lungo la strada che ci separa dalla casa-cantina a San Donaci.
Sono le 14, un odore di cibi mi accoglie e sulla tavola una bottiglia di Negroamaro e una di Primitivo…apro anche il Gaglioppo di ‘A Vita così siamo a tre.

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Riassaporo il luogo da poco lasciatomi alle spalle, riascolto dentro, le parole registrate di Francesco e la sua visione del vino cirotano poi in tavola arrivano le orecchiette con le cime di rapa e Natalino mi versa il suo Negroamaro.
Bevo e il vino scende e scende e scende illuminando una strada di asprezza fatta di terra e sangue. Rimango emozionato da un Negroamaro che non avevo mai assaggiato così…così carsico nel suo rapporto con la natura da cui proviene, così stretto e perforante come un buon Terrano. Sono curioso di vedere il vigneto da dove nasce la sua uva di toccare il suolo.

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Passiamo al Primitivo. C’è una materia polposa e fresca. Un tannino più fine, un corpo più denso e ricco. Ma per oggi è il giorno del Negroamaro forse domani riassaggero’ il Primitivo con maggiore obiettività.

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Sono le piante più vecchie, quelle che Natalino sente di più. Guai se qualcuno gliele toccasse. Sembrano piccoli uomini, un esercito pacifico silenzioso e disarmato che incede giorno dopo giorno nella pioggia nel gelo nel sole a protezione della gemma che spremuta e accompagnata sarà portatrice di gioia. Ecco la vite ad alberello del Negroamaro.
Natalino si mette accanto a loro come un antico e onesto DUX, un intrepido hidalgo, colui che le protegge le cura le conduce.

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In cantina mi parla di come fa a imbottigliare ma questa è una storia per domani.
Ti voglio fare assaggiare il Primitivo 2013.
Mi chiedo dove sia, in quale botte visto che il vino viene imbottigliato dopo appena 5 6 mesi dalla vendemmia.
Lo vedo avvicinarsi ad una damigiana.
Sono 7 mesi che sta qui e là damigiana è piena per due terzi.
Non ci credo. Ma assaggio quel poco di vino che mi passa nel bicchiere.
Una riduzione che mi aspettavo ma il vino c’è altro che palle. Dopo un minuto la riduzione se ne va e resta una piacevolezza e una sostanza calda e fresca. Il vino ha 15 gradi ma l’equilibrio tra alcol e acidità lo solleva da terra mi solleva da terra.

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C’è ne torniamo in strada che piove.
Pochi chilometri all’ora, Natalino se la prende comoda la vita.
Della giornata rimangono i colori di sangue acceso e di rossa trasparenza di un vino che ho iniziato ad amare e il giallo bagnato di fiori cresciuti nella spontaneità tra le viti di vecchio Negroamaro che vorrei portare a Lei ma che posso solo spingere con il pensiero e farne dono in sogno.

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