28 febbraio – Natalino Del Prete

La pioggia non concede tregue. Scende fine poi resta appesa alle nuvole per alcuni minuti e ricomincia a cadere.
Ripercorriamo le strade dei vigneti. Terre che sono sollevate dal mare per una cinquantina di metri, distese in un piano uniforme, Negroamaro, Primitivo, Malvasia Nera e Aleatico le piante che Natalino accompagna con la sua vita.
In contrada Torre Nova mi mostra la vecchia masseria abbandonata rifugio in passato di contadini e animali in cerca di un riparo per la pioggia di un posto per la notte. La sua sagoma compare anche sulle etichette delle bottiglie dell’azienda ma vederla dal vero accanto ai vigneti è un passo dentro la storia dentro le privazioni e le fatiche dei contadini i loro sonni i loro racconti.
Quand’ero piccolo mi piaceva seguire i lavori della campagna. I miei fratelli e mia sorella hanno studiato si sono laureati, io ho preso il diploma in una scuola serale mai piaceva conoscere le cose.
Mi parla della sua tesina su Silone e Fontamara e la sua bocca e il viso tutto si illuminano di giovane freschezza.
Silone, religioso senza chiesa e comunista senza partito, che ha portato la questione dello sfruttamento degli uomini e delle donne che vivevano con la terra.

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Sotto una vite di Negroamaro raccogliamo alcune foglie di cicoria selvatica. Queste sono ottime bollite con i legumi ma anche crude sono buone e poi sono digestive.
Un sapore leggermente amaro e fresco…piacevoli.

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Lulu’ era un cavallo da corsa ora se ne sta nel cortile dietro la cantina. Natalino la accompagna verso la cisterna dell’acqua. È sempre gentile nei modi con animali persone natura.

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Alla fine del cortile in un piccolo recinto chiuso da piccole mura da pochi giorni è nato un cucciolo di capra. Quando spia dall’apertura sta succhiando il latte accucciato per terra poi la mia presenza lo fa alzare e voltare a fissarmi…curiosità bambina.

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A tavola l’altro lato della natura animale, quello carnivoro e dominatore. Una salsiccia di sanguinaccio passata in padella con il vino rosso.

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A volte bisognerebbe anche guardare sotto la tavola e non solo fotografare cibi e bottiglie di vino. Sotto si nascondono usanze e modi tradizionali di essere insieme. Una bracera che di tanto in tanto viene riempita con nuove braci per scaldare la parte bassa del corpo…i miei piedi ringraziano.

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Torniamo in cantina. È con un sorriso di condivisione che osservo come Natalino imbottiglia il suo vino.
E che ci vuole. Si prende una bottiglia, ci si siede su di una cassetta, si attacca la canna alla cisterna e si riempie la bottiglia ad occhio. Poi si tappa e si etichetta. Semplice no !

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Natalino è un uomo semplice, lo osservo mentre cerca in internet un b&b per la Valle d’Aosta con l’entusiasmo di un bambino. Le cose che ama gliele leggi in volto e nelle mani non nasconde nulla e non recrimina non perde tempo a protestare ma compie l’atto sistema raccoglie cura e prosegue dove ha sempre voluto andare.

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