2 marzo – Cristiano Guttarolo

Ci siamo incontrati, ce l’abbiamo fatta.
A pochi minuti di strada dal paese la masseria, le vigne, gli ulivi.
Ci porta il maggiolone del ’72 con la lentezza dei vecchi motori rumoreggiando una musica d’epoca.
Gioia del Colle è laggiù oltre i vigneti.

La masseria, la parte più vecchia, è stata costruita alla fine del 1700.
È un insieme bianco e armonico, uno spazio ragionato che mette buon umore solo a guardarlo.

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Cristiano segue i lavori al pozzo.
La sua intenzione è quella di allargarne l’apertura per poi calare le anfore e le bottiglie per l’affinamento. Guardo dal buco e scorgo i riflessi dell’acqua in basso. Mi dice che posso prendere la bici se voglio fare un giro per i campi.

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E la guardo quella bici verde. È lì che mi chiama e non aspetto un secondo.
Quanto tempo che non salivo su di una bicicletta. A novembre ricordo che mentre andavo a lavoro sentii l’attrito farsi duro sulla ruota anteriore del mezzo e da quel giorno andai a lavoro a piedi. Sono giorni e giorni che prendo autobus treni traghetti bla bla Car o semplicemente cammino. Spostarmi in bicicletta mi fa sentire immediatamente più libero e leggero e poi oggi è una giornata pulita e di caldo sole.
La piccola strada costeggia i vigneti e i campi dove riposano e continuano a crescere querce solitarie.

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Mi fermo accanto ai muretti a secco, mi siedo e osservo in silenzio.
Poi rifaccio la strada al contrario e ritorno alla masseria. Resto a guardarla da dietro la sua struttura di case messe vicine le una alle altre.

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Saliamo in casa e usciamo in terrazzo a parlare. Io parlo del progetto che ho dentro della sua nascita e di dove vorrebbe arrivare, dell’entusiasmo che mi sta conducendo nel tentativo di realizzarlo; Cristiano mi parla di quando ha iniziato ad occuparsi della vite e del vino, del suo progetto di ampliamento e della curiosità che prova anno dopo anno nel mettersi in gioco insieme al suo vino. E parliamo di Praga di com’era trent’anni fa, delle città europee, della famiglia e delle donne.

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Poi torna a seguire i lavori al pozzo ed io passeggio per un sentiero che mi accompagna ad un trullo parzialmente in buono stato. Ci sono ortiche giovani attorno alle pietre ed altre erbe spontanee. I vigneti sono vicini. I tralci potati sono radunati in fascine ai lati del filare.

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Al mio ritorno Cristiano mi porta in cantina. Un tempo, sotto le volte, c’erano animali ora fusti d’acciaio, anfore e botti di legno.
Assaggiamo il Primitivo 2014, 2013, 2010. Sono vini freschi e dalla radice comune ben espressa. Che sia giovane o meno giovane che abbia 12 gradi o che ne abbia 17 il Primitivo di Cristiano mette in gioco la sua bevibilita’ si offre schietto e ricco di acidità. Il sentore di fragola dell’annata più giovane ritorna anche nelle altre anche se in maniera più matura e meno dolce.

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Il vigneto di Primitivo mi ricorda il cimitero della scena finale del Il Buono il Brutto e il Cattivo. Sarà la luce che scende o l’assenza di persone auto filari…o le sagome delle piante che allungano le braccia al cielo in segno di scongiuro o preghiera.

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Vuoi assaggiare il Susumaniello?
Certo rispondo un nome così per forza deve essere assaggiato.
Ha qualcosa a che fare con la parola ciuco. È un vitigno autoctono che Cristiano ha reimpiantato e vinificato per la prima volta nel 2012.
Ha una delicatezza che mi scende subito dentro. Una nascente complessità tra spezie e prugne qualcosa a che vedere con il pinot noir dico io. Secondo Cristiano il vino ancora non è pronto gli servono ancora 3-4 anni per esprimersi al meglio.
Ma è buono e nonostante la bassa gradazione che non arriva ai 12 gradi il vino dimostra una struttura e una buona stoffa.

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Qualche goccia di acqua sulle pietre dell’aia di fronte alla masseria dove un tempo intere famiglie di contadini lavoravano il grano per quasi un mese filato. Metto la macchina fotografica e la videocamera al coperto.

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Mentre beviamo ancora un bicchiere di Susumaniello qualcosa attira la mia attenzione. È una luce riflessa nel bicchiere. Nel cielo si è aperta una striscia serena che accoglie gli ultimi raggi del pianeta Sole. Scendo veloce le scale, prendo l’attrezzatura e inizio a correre verso i vigneti. Mi guardo intorno e contemplo la luce che tocca il reale. Da una parte un arcobaleno ormai in dissolvenza, ne resta solo il segno accennato della sua presenza.
Nel vigneto lo spettacolo del tramonto sui contorni del mondo. Querce in lontananza, nuvole già arrossate e una vite di Primitivo forte e custodita.

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