3 marzo – Tramonti e Monte di Grazia

Ci siamo allontanati troppo dalla terra…
Siamo alla fine della giornata, davanti al focolare e alle braci ancora calde di un grosso ceppo di albero, Alfonso Arpino mi ha appena mostrato le fotografie del vigneto con la neve e durante la raccolta dell’uva, mi ha parlato del territorio di Tramonti, della gente e della Storia, del passato e del presente.

È l’ennesima alba che si porta via i pensieri della notte e mi consegna il tempo nuovo del giorno, un bianco inizio dove camminare e mettere le mani senza preoccuparsi di cadere.
Gioia del Colle…Taranto…il porto…ciò che rimane dell’Eni…scheletri e colori arrugginiti.
Poi il mezzo sostitutivo FS, un bus diretto a Salerno via Lucania. Metaponto, Pisticci Scalo, Ferrandina, Grassano, i calanchi, i paesi bianchi lassù in alto, il deserto amaro lucano…le dolomiti lucane…Potenza, Carlo Levi.
Infine il bus per la costiera.
Citerea e Maiori.
Alfonso mi aspetta alla fermata con la sua vecchia panda. Saliamo le curve fino ad arrivare a Tramonti anticamente Triventum dal vento di Tramontana che soffia dai tre valichi dei monti Lattari che circondano il paese.
In cucina Anna, la moglie sta preparando il pranzo. Il fuoco è acceso e sul tavolo peperoncino aglio e una bottiglia di rosso.

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Il pomodoro è il nostro, la varietà la chiamiamo Centoascocche.
La semplicità del piatto di spaghetti e pomodoro può a volte suscitare forti emozioni quando convive con altrettanto semplici e genuini ingredienti. La dolcezza del pomodoro si adagia sulle rughe del grano ringiovanendone di vita.

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Il vino, quello si sta aprendo un po’ per volta. Uve Tintore e Piedirosso, annata 2011, 15 gradi di alcol. È un vino che sa la sua strada, dritto incontro al palato e ai sensi tutti. Un’acidità aggrazziata ma sempre presente che sa tenere a bada e rinfrescare i calori dell’alcol. Ci senti il freddo dei giorni d’inverno e del vento che passa costante tra terra e mare.

La mela Limoncella è raccolta alla fine di ottobre, lasciata alle intemperie invernali e poi conservata fino a maggio. Si può iniziare a mangiare dopo gennaio quando la buccia ha fatto le grinze e assomiglia ad un limone.
Piccola e buona dolce e acida.
E il vino sta bene anche qui trasportando il dolce e l’acido all’interno e indugiando benevolo con la calda freddezza di un bianco strascico nuziale che scorre su pietre di marmo.

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Elena ha 95 anni. Alfonso le chiede come sta e lei ripete che ha 95 anni e forse lo direbbe anche a me se glielo chiedessi. Ma va avanti, si alza, si risiede ed ascolta il figlio che le parla di me. Allora sei uno psicologo,  proprio quello di cui ho bisogno io…
Io le guardo il tempo nel viso e l’ascolto mentre racconta l’ultima eruzione del Vesuvio, quella del ’44. Si ricorda del rumore sui tetti, un rumore di grandine leggera e la cenere…io continuo a guardarla negli occhi e la sua voce mi entra dentro insieme alla Storia alle stagioni alle morti e alle nascite…il respiro si dilata come se l’aria arrivasse più in profondità nel petto.

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Il sole sta scendendo la montagna.
C’è una nebbia che si sta prendendo gli spazi quando il fratello di Alfonso mi accompagna a fare un giro.

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Nei vigneti le piante di Tintore superano i cento anni. Si innalzano lontano dalla terra e ricadono con i tralci come a volerci tornare.

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Sono piante robuste e possenti ancora spoglie essenziali e franche.
Strette assieme da lacci di Salice a condividere una crescita.

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Ci fermiamo nella cantina dello zio morto dopo la vendemmia dell’87 e da allora lasciata così com’era. Damigiane e botti ancora piene. Polvere e un qualcosa di magico nell’aria una energia di vita che ancora si muove.

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A fine serata rimaniamo io e Alfonso che a guardarlo da vicino mi ricorda un dottore della rivoluzione messicana.
Lui in verità lo è dottore e conosce così bene la storia di Tramonti anche perché ha avuto in cura vecchi malati.
Di rivoluzionario c’è che fa vino e lo fa senza imbrogliare prendendosi cura oltre che di uomini e donne di giovani e vecchie piante di vite.

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