5 marzo – Franco & Carmen

C’è un Dio che guarda la gente passare. Una divinità di fiume che è stata fermata dall’uomo in forma di statua ed è costretta a vivere il fluire di uomini e donne in una corrente che cambia di senso in modi continui e che Spacca la Napoli vecchia con vociare frenetico.

image Avevo vent’anni la prima volta che conobbi la città.Nello zaino una vecchia edizione delle Fiabe Campane, regalo di nozze da consegnare a Franco e Carmen che conoscevo solo a parole. Sono dieci anni che non  ci vediamo ed oggi cammino con Franco per le vie del centro tra palazzi alti e colori invecchiati che sembrano stringersi ed abbracciarsi come a proteggersi dal freddo e dalla pioggia. Camminiamo e parliamo. Abbiamo dentro l’età di quando ci siamo conosciuti, l’età del bambino l’età dell’adulto e l’età che verrà. Parliamo di come vediamo le cose e riprendiamo il discorso che abbiamo interrotto dieci anni fa. Succede così quando condividi per davvero la vita senza mi piace senza bisogno di lasciare commenti o fotografie o immagini in un post, con la semplicità di tenersi i silenzi…condividere anche i silenzi.

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Napoli è riproduzione della vita. Basta una fotografia per mettere in forma di apparenza immortale l’essenza di uomini e donne attraverso le mani artigiane di altri uomini e altre donne.

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Napoli è golosità. È necessità di sostanziarsi di antiche ricette che vanno avanti negli anni per ammorbidire le durezza e allontanare le ansie in piccole estasi che prendono dentro i sensi e i gusti.

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È tempo di forme e di passaggi. Che siano interrati che siano marini che siano celesti indicano tutti una direzione una traiettoria possibile ed io posso stare fermo e osservare la gente che si fa condurre da loro che ci passa attraverso.

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Arriva anche Carmen da lavoro. Ci raggiunge con il tempo che è passato fuori e dentro di lei. Io la guardo e ne rivedo la linea verticale e i giovani contorni del volto e ascolto la sua voce carsica che viene da sotto e sale con forza. Sono gli affetti più che le ambrosie ad ingannare il correre del tempo restituendo le nostre nature oltre le apparenze e le superfici delle cose.

Ritorno sull’auto che scende dal valico di Chiunzi a Tramonti. Ritorno alle parole di Franco mentre scendiamo dopo la nebbia verso Napoli. Cogliere la necessità di eroismo in noi stessi. Trovare e provare il senso di estrema libertà nel compimento di gesti eroici dell’individuo che decide una scelta e segue una via portandosi dietro tutto se stesso, la sua energia le sua volontà.

Mi affaccio sul balcone che ha smesso di piovere. Sopra i palazzi di Fuorigrotta una linea a forma di curva fatta di diversi colori. Noi la chiamiamo arcobaleno. Simbolo di passaggio tra due mondi diversi, di ponte, di legame che unisce due cose. Ne respiro l’essenza fragile e transitoria e nonostante il suo brevissimo tempo so che anche svanito nel nulla l’arcobaleno saprà accompagnare i miei passi per strada.

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2 pensieri su “5 marzo – Franco & Carmen”

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