9 marzo – prime immagini, salita al Dosso

Era un giorno di primavera di cinque anni fa.  Alle 16 prendevo il mio cartellino e lo timbravo. La bicicletta mi aspettava fuori dalla porta del centro dove lavoravo da qualche tempo. Fantecolo, poche case e una chiesa, quella c’è sempre.

Avevo una voglia immensa di salire a Monticelli verso la strada della panoramica dove mi aspettava Michele. I suoi vini fermi mi incuriosivano. Una scelta non proprio franciacortina di produzione ma sarà proprio questa scelta di prendere le cose di traverso e seguirle a farmi “muovere”.

Ed è subito discesa quella che scende dal piccolo paese di Fantecolo, pochi metri nemmeno finita la discesa che sento scoppiare la camera d’aria della ruota anteriore…fanculo…mi guardo attorno, mi guardo dentro, lego la bici ad un palo e mi metto a correre. Attraverso Monticelli Brusati, raggiungo la chiesa e imbocco l’erta della panoramica, la mia prima volta. Lunga e ripida sale in alto verso il Dosso, a poco a poco le case si fanno meno fitte e la campagna si libera dell’uomo.

Sudato e con il fiato che sale e scende in un ritmo accelerato leggo su un cartello Azienda il Pendio…

Per ogni nuovo incontro ci sono circostanze e premesse che giacciono in un divenire della vita dove la volontà si mischia al caso. Sono magie quelle che schiudono e mettono in atto un comune cammino, un percepire e un dialogare congiunti. Il mio stato di uomo bagnato dal sudore che giunge a piedi in un luogo, lo stupore di chi quel luogo lo protegge e che ha a che fare con la curiosità più o meno reale di un visitatore. L’estrema spontaneità di chi va verso una parte del mondo, la semplicità e l’accoglienza non prevenuta.

Posso andare al bagno un attimo? Sono le prime parole che rivolgo a Michele. Mi sciaquo e mi asciugo poi esco e iniziamo a parlare e assaggiare i vini.

Parliamo e assaggiamo vini ormai da anni e le circostanze di questo primo incontrarsi si ripetono tutte le volte che arrivo grondante e poso la bicicletta accanto alla cantina.

Oggi e’ un giorno di novembre, sono salito a piedi con cavalletto e macchina da presa. Ho aspettato un tempo clemente, una luce consona alle prime immagini di questo progetto. Le ultime foglie appese alla vite, la luce decadente dell’autunno.

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Pioveva da giorni e avevo quasi perso le speranze di imbattermi in una giornata così.

E’ domenica, Michele non c’è, qualche cacciatore spara e cammina tra i filari dei suoi vigneti.

Gli scrivo un messaggio: le costellazioni sono state propizie e mi hanno fatto mettere in moto, è sempre la fatica della salita quella che mi fa compagnia quando arrivo sin qui, allotano le gocce di sudore dagli occhi e osservo.

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Quasi al centro dei campi di vite, le vecchie radici di un noce si allungano e cercano quelle più giovani.

Chissà che si dicono sotto terra un noce, il pinot noir, lo chardonnay, il pinot bianco, il cabernet franc?

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Sono rimaste le ultime foglie. alcune con i colori dell’autunno, altre piegate su se stesse, fragili e pronte a donarsi come cibo alla terra e tornare così a far parte della pianta.

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La luce di novembre è un ultimo caldo. Se ne va con la lentezza di una morte apparente accompagnando la caduta e il meritato riposo di chi ha fatto crescere i frutti del vino in un’annata difficile di piogge e inverni senza freddo ed estati senza caldo.

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Dal bosco di nocciole sotto il vigneto è come spiarlo in trepido imbarazzo. Si scorgono pendenze e i silenzi sono ancora più silenzi perchè appartati e indiscreti accanto alla natura.

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I rami del noce si affidano al vento. Si lasciano toccare dall’aria per liberarsi della vecchia pelle e ricomporre da capo una nuova forma di vita. Le foglie poi vanno a terra chi verso lo chardonnay chi verso il pinot chi verso il franc.

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Tra le file del noir non si vede nemmeno una foglia. Soltanto qualche grappolo di femmina piccola avanzato dalla vendemmia. Ne prendo un acino e lo spremo in bocca. La sua acidità si è fatta matura e non taglia e non lega i sensi interni del palato.

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Attendo. Attendo che il sole scenda dietro il Dosso. Guardando il noce, la sua sagoma che appare ancora viva di foglie e freschezze… E’ stata una visita a tu per tu, delicata e in punta di piedi. Non ci sono state parole, ne rumori di gesti, soltanto un guardare e un incedere liberi da affanni e pensieri.

noce tramonto

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