23 marzo – il ritorno dei bellissimesi

La notte passa e passano i sogni senza portarmi notizie di voli e di gente che vola. Non arrivano voci nè canti da nessuna parte, soltanto un sogno silenzioso che si stende lieve a mo’ di coperta a protezione del sonno.
Eppure qualche rumore arriva da fuori, come un leggero e continuo scoppio di boette, cilindri di vecchia pietra riempiti di polvere da sparo e terra rossa fatti esplodere durante le feste del paese.
Ma non c’è nessuna festa. Sono semplicemente le campane della chiesa i cui rintocchi hanno concesso all’anima una trasfigurata e fantasiosa impressione delle cose prima del risveglio al vero.

Apro gli occhi e vado a vedere se ci sono stati altri risvegli.

Ed eccoli finalmente.
Vicino alla mongolfiera soglia della casa il suo costruttore in frenetica attesa di nuovi lavori da portare in alto.

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Al lavoro dunque per accompagnare un pezzo del Giro d’Italia in rosa.
La mia più grande soddisfazione è vederla partire, salire verso il cielo, lasciarla andare da sola…
Saluto Renzo e lo lascio continuare nella solitudine della creazione.

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Biancuccia la vidi una volta impastare farina ed acqua, staccare delle forme dall’impasto, farle riposare e metterle nel forno a legna. Credo la mia prima volta, il mio contatto più vicino alla creazione del pane.
Era tutto così semplice, un tutto fatto di mani di movimento di caldo di profumi di morbidezze e di pance felici.
Da quel giorno iniziai anch’io a farmi il pane.

Trovo Biancuccia alle prese con la cenere della stufa. Sempre in movimento. Nell’aria della casa ancora la fragranza del suo pane appena tolto dal forno.

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Nine’ si toglie persino il cappello quando mi incontra per strada. Gli parlo di quello che sto facendo in giro per l’Italia, del mio interesse e dei racconti che riguardano vigneti uomini donne terre e vino. Poi mi porta nella sua piccola cantina. Cerca un bicchiere senza trovarlo.
Prendi quell’imbuto. Mettici un dito sotto.
Io seguo quello che mi dice e così lui mi riempie l’imbuto-bicchiere del vino della botte.
Non avevo mai fatto un assaggio del genere. Il vino è fatto con diverse varietà del territorio, un vino leggero, buono.

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Una parte del vigneto è circondata da muretti a secco e le viti condividono lo spazio con aranci e limoni. È un pezzo del paese che non avevo ancora visto quasi in disparte lasciato solo in un intimo riposo.

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Mariangela e Peppino. Ci raccontiamo la vita, quella che è trascorsa nel tempo tra un ritorno e una partenza.

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Il nuovo parroco che ha deciso di rendere più terreni gli angeli della chiesa staccandone le ali. Ognuno ha i propri punti di vista mi dico.

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Non solo ali esiliate. Pure madonne sfrattate.
Aiuto Peppino a trovarle una nuova casa.

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Nella chiesetta di Tricheri, a pochi passi dal paese. Quasi dimenticata tra i boschi e gli ulivi. Con i colori aggrappati con tenacia e fierezza al tempo.

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Annina. C’è profumo di pranzo nella sua casa. La rivedo e la riascolto mentre mi racconta come si preparava un tempo la torta verde.

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Mi chiede se verrò quest’anno per la festa della Misericordia…la prima domenica di settembre quando si faranno giochi si prepareranno cibi e dolci e le mongolfiere voleranno in cielo.

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Saluto tutti e me ne vado un po’ da solo per strada. Anche questa terra ha bisogno di essere respirata con la tranquillità di una passeggiata.

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Da qualche parte sui muretti di pietra giacciono ancora le pietre che mi dissero essere chiamate le pietre di resta…quelle messe per obliquo a segno di un confine di una proprietà.
Ma le guardo queste pietre così diverse e così irregolari che trovano una bellezza e una regolarità nello stare assieme.

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Sotto di me sento il rumore dell’acqua.
È il Rio dei boschi così chiamato dagli abitanti. Ricordo un piccolo laghetto da qualche parte del Rio. Ci sono stato soltanto una volta anni fa e mi piacerebbe rivederlo. Non chiedo a nessuno, del resto non c’è nessuno per strada solo alberi fioriti il loro profumo ulivi e piccole case addormentate tra i boschi.

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Sarà una forza che si è fatta memoria, una energia che è rimasta a vagare dentro di me in attesa di farmi di nuovo strada. Ecco il laghetto e la sua magia, il piccolo ponte e l’acqua ancora verde.

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Natalino e Pierangela dal ritorno dai campi di ulivo.
Maestri e custodi di fiori e piante selvatiche e di uccelli e tradizioni di culture e popoli.
L’ultima boetta che sentii esplodere fu caricata proprio da Natalino con voce quasi commossa mi spiegava la sua storia…se lo incontrate per strada chiedetegliela…così come molte altre storie…e gli vedrete gli occhi luccicare…

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Guardo dall’alto nella sera che prende posto tra le cose del mondo il paese appoggiato alle cose del mondo perso felicemente tra i boschi e gli ulivi che guarda un pezzo di mare all’orizzonte e che sogna di alzarsi in volo insieme ai suoi uomini e alle sue donne.

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