26 marzo – Su e giù per Riomaggiore

Riomaggiore. È un nuovo giorno.
Le nuvole si sono abbassate, qualche goccia dal cielo.
Andrea Pecunia mi aspetta in vigna per pranzo.

Lassù in alto sulla destra oltre il santuario di Montenero.

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Appena superate le ultime case del paese ha inizio il sentiero numero tre diretto al monastero e al telegrafo.
Si entra nel bosco bagnato dalla pioggia, sul cammino anche i segnali di tappa della via crucis.

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I primi vigneti. Gli alberi piegati dal vento. Le nuvole che si spostano come se a soffiare fosse un qualche dio scherzoso.

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Quasi un’ora per arrivare al santuario, portandomi dietro tutto l’occorrente per le riprese che temo salteranno dato il cattivo tempo. Si vedono i binari dei piccoli treni che portano ai vigneti.

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Riomaggiore e le altre quattro terre sono abbracciati dalle nebbie. Qui lo chiamano garbin, evaporazione, umidità che sale dal mare, nubi basse tra acqua e terra.

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Un centinaio di metri dopo il monastero i vigneti della località casen e in basso la casa di Andrea in mezzo alle sue piante di vite.
Oggi si sta rifacendo un muretto di un micro appezzamento appena comprato.
Mangiamo qualcosa assieme e vediamo il da farsi data la giornata piovosa.

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Scendiamo in cantina anche perché dovrebbe arrivare un gruppo di guide della Liguria. È un progetto di Ais (associazione italiana somelliers) e Ente Cinque Terre per la valorizzazione, la scoperta e la diffusione dei territori.

Prendiamo la via dell’asfalto e scendiamo fino alla macchina passando da bianchi boschi di eriche in fiore.

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Passando per vigneti che stanno mettendo i primi germogli.

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Scendendo verso il mare che quasi non si riconosce. Nuovamente a Riomaggiore. Nella cantina. Riesco a fare qualche ripresa prima che arrivi il gruppo per la visita dato lo spazio ristretto dell’ambiente.

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Andrea parla della sua realtà alla decina di persone arrivate con il bicchiere al collo. Il gruppo si è diviso a metà, non ci sarebbero stati tutti, così l’altra metà è a pochi passi più in là nella cantina di Walter De Batté, un simbolo per il vino delle cinque terre e non solo.

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Dopo le parole, le domande degli interessati e le risposte assaggiamo il vino di Andrea fatto con uve Bosco, Vermentino, Bianchetta. Un vino vinificato in rosso e fatto riposare in anfore di argilla. Terre Sospese.

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Mentre altrove a pochi passi l’altra parte del gruppo sta bevendo Altrove, un uvaggio di Bosco, Roussanne e Marsanne, due vitigni di derivazione francese. A Walter piacciono le contaminazioni e secondo lui dovrebbero essercene più spesso.
Parla dei villaggi di pietra e della sfida che l’uomo ha lanciato al territorio delle cinque terre per strappare alla natura un pezzo di terra dove coltivare olio, limoni, vite. Parla anche della straordinarietà del territorio italiano dove per ogni regione o territorio si può parlare di linea e di variante in ambito vitivinicolo, di chi cioè si è allineato e di chi si è tolto dalla carreggiata principale. Questa è la ricchezza e unicità di questo paese questo un concetto-radice del mio progetto. Sono felice di avere sentito in concretezza queste parole.

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Sono due vini diversi ma uguali Terre Sospese e Altrove. L’uno più festoso, già bello pronto a darsi nella sua esuberanza iodata e mediterranea e pronto a sostare sulla superficie del palato con sembianze di resina e muschio, l’altro dritto e severo, si concede con lentezza e la sua generosità alcolica lo accompagna con leggerezza mentre il finale è un ritorno sugli scogli come l’acqua che una volta passata lascia sulla pietra dura la sua patina di umidità.

Poi se ne vanno tutti.
Rimaniamo in cantina per un ultimo bicchiere e qualche riflessione.
Decido di riaccompagnare Andrea in vigna, il cielo si sta parzialmente aprendo e chissà…tornero’ a piedi per il sentiero del santuario.

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Il paese è uscito dalla foschia, i colori un po’ alla volta stanno tornando.

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Andrea mi mostra i muretti che stanno rifacendo e i nuovi piccoli spazi di terra dove già ha piantato o piantera’ nuove viti. TuttI gli anni mi dico che smetterò di piantare viti ma poi è più forte di me, quando mia figlia si mette a piangere e io mi sveglio inizio a pensarci e il pensiero è come un sogno e il sogno è la mia terra dove crescono i tralci le foglie i grappoli…

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Passiamo per tutti gli appezzamenti.
Mi mostra la potatura, la legatura nuova di quest’anno, i campi che aiuta a coltivare e quelli abbandonati e altri dove il contadino getta rifiuti organici per concimare il terreno ma nello stesso tempo diserba in modo netto il suolo.

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Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per domattina aspettando il sole.

Nel frattempo io attendo a scendere e aspetto il tramonto. Sul paese si è fermata una piccola nube evanescente.

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All’orizzonte cielo acqua e fuoco, il tiepido fuoco dell’occidente al farsi quotidiano della sera.

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A completamento un articolo che scrissi su Andrea dopo la mia prima visita ad agosto dello scorso anno.

http://porthos.it/index.php?limitstart=16

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