7 aprile – Colli Euganei, non solo un’idea

E scopri che le cose erano davvero così vicine e che bastava un soffio di curiosità frammisto a volontà per raggiungerle, sollevare un incudine e far galleggiare un sasso.

O forse dovevo aspettare questi tempi per avere occhi che guardassero le realtà con il passo incerto di un uomo cresciuto e ancora appiccicato all’ingenuita’ di un bambino.

Sono promontori simili a piccoli vulcani che ere dopo ere si sono sollevati dalla terra. Un incanto di vita-natura che attendeva un arrivo.

Stare qui è lanciare un grido disteso verso la tavolata di una pacifica pianura padana, volgersi e prendere l’aria e i colori dell’aria che vengono dai colli Berici, dai monti della Lessinia, dalle Dolomiti.

Dovevo arrivarci oggi qui.
Ecco.
I colli Euganei.

image

Alfonso è in vigna che sta potando.
Il padre Agostino lega le piante e dopo avermi salutato mi chiede
Che lingua parli?
L’italiano, ma ho vissuto sei anni a Padova e…
Ciò, te parli un pocheto e capisi…
Sì sì un, pocheto…
Ben ben…

Faccio due passi per il vigneto e mi guardo attorno poi aiuto a togliere i tralci potati e ascolto i silenzi fino all’ora del pranzo.

Il Serprino lo conoscevo dai tempi dell’università. Ce lo versava Mirco nella sua bettola tra i canali di Padova. Era l’ultimo locale che restava aperto di notte e l’ultima tappa di studenti vagabondi. Non ho sapori e ricordi corporei di quel vino soltanto una leggerezza fruttata simile ad acqua mista a succo di frutta.

Alfonso mi versa un bicchiere di Serprino rifermentato in bottiglia.
Una semplicità da bere che con il passare del tempo fa arrivare la sua delicatezza minerale senza voler essere di più di quello che è riequilibrando di volta in volta di boccone in boccone il palato.

image

Facciamo un giro nel resto dei vigneti dell’azienda Monteforche.
Alfonso ha recuperato alcuni vitigni del territorio che vinifica a parte sotto l’etichetta di vecchie varietà, sono la Cavarara e la Pataresca.

image

Ci troviamo a quasi duecento metri di altitudine e tutt’intorno spuntano i coni di un ancestrale movimento tellurico e nel mentre trasudano i legni e i tralci della vite.

image

La casa dove viveva la famiglia allargata. I nonni, i fratelli, i figli…e i vigneti accanto. Il pensiero di passare la notte qui in mezzo alla storia di guerre e di contadini mi rimette l’animo in movimento e in attesa di sogni.

image

Ancora deve scendere il sole.
Lo sta aspettando l’immensa pianura nella sua pazienza di terra orizzontale.
L’intensità dei contorni rivendica la propria identità ovunque l’occhio si posi. E non c’è una supremazia, tutto porta in sé l’equa legge della natura e la fisica della luce e dei corpi riflessi.

image

Allo svanire del giorno non mi stanco di indugiare il passo e il pensiero, di camminare e tornare indietro a riguardare da capo il mondo scoperto da poco.

image

Gli ultimi raggi scendono fin dentro le radici affondate negli strati di roccia che si sono alzati insieme a tutto il resto e sono diventati colle.

image

Non c’è forma più paziente di una terra fatta pianura che fino all’estremità del giorno pare spremere le ultime gocce di luce per illuminare cielo e cose al di sotto del cielo.

image

È tempo di sera, torno verso la casa vicina.
Alfonso sta cucinando, sul tavolo un pacchetto di bigoli.

Dividiamo il cibo e il vino e nel mentre tocchiamo con le parole la vita come ci appare e come ci ha preso dentro.
Parliamo di vino e dei colli, del padre di Alfonso che negli anni settanta faceva un vino bianco artigianale come si fa oggi, sulle bucce, senza chiarifica e filtrazione, sincero e attaccato a quello che la terra è in grado di esprimere.
Ma parliamo tanto anche di cinema e di musica e di passioni e di retroguardia.

Non mi piace parlare molto. Alle fiere non ci riesco, faccio fatica. Le cose dovrebbero uscire da sé mentre le si fa e non a comando.
Credo che i miei vini siano un po’ come me, chiusi, veneti, ma sono loro che dovrebbero parlare e nessun altro.

Mentre beviamo un bicchiere di Boaria, fatto con uve Carmenere, gli dico che tanto chiuso poi non è questo vino.
Già, è vero, mi è costato un grosso sforzo farlo così.
Lo bevo ancora questo grosso sforzo e ci sento una sottilezza che si spiega dentro la bocca senza fretta e senza pesantezza o corposità o grandezza.
Se ne sta sulle sue come timida ma sempre presente a farsi ricordo e sapore e alla fine se na va in punta di piedi lasciando un ultima ombra, un ultimo raggio che si allunga paziente e orizzontale come giù nella pianura dove ora si è fatta la notte e sono salite le stelle.

image

Quelli erano i nonni. Dormivano tutti insieme, sopra, nella camera dove starai stanotte.

image

Quando ci salutiamo e salgo le scale faccio il conto di quante persone dovevano starci per la notte.
Sette, otto…
Qualcosa dovrà pur entrare nei miei sogni, mi dico. Per adesso ci sono entrati i colli e le storie raccontate a tavola e la vita presente concreta e che attende un nuovo risveglio.

image

Annunci

One thought on “7 aprile – Colli Euganei, non solo un’idea”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...