9 aprile – passaggio a oriente, verso il confine, verso il carso

Vo’. La fermata del bus e Alfonso che mi fa compagnia fino alla ripartenza.
Nello zaino una bottiglia di Vecchie varietà 2013 e un mondo fatto di due giorni trascorsi nei colli Euganei.

Saluto lui, Sara, Giulio e i genitori e il resto. Una volta chiusa la porta è un viaggio dritto fino alla città, fino al piano continuo, a via Ciamician, via Cernaia, via Milano…i giardini dell’Arena, il piazzale della stazione e la gente in ressa che attende un biglietto…
…Padova.

Si riparte dalla città con prospettive di confine che si sentono appunto al confine della giornata…lontane, ancora.

Osservo i sassi piatti tra le due linee parallele dei binari nei luoghi di cambio e attendo l’impaziente arrivo.
Mestre…Portogruaro…Latisana…le donne di Latisana, un breve ricordo di Hemingway e della guerra…Monfalcone, Sistiana e il carso…
Le rocce ai bordi delle stazioni e l’aria dura…

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Matej arriva a prendermi con ancora addosso il lavoro della campagna da capo a piedi. Il volto colorato di sole e le parole fatte di essenza, di quanto basta come in  cucina per le ricette…

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Ci fermiamo nel vigneto dove è stato appena preparato il terreno per le mille nuove giovani vite di Vitovska.
Fatte a pezzi piccoli le rocce e ricoperto il suolo, così lavorato, da uno strato di terra rossa del Carso, messi i pali e sistemate le barbatelle.

C’è una cosa che mi succede quando mi trovo a guardare questa parte di mondo e a camminarci sopra.
Lo conosco, so più o meno cosa aspettarmi e la natura che incontrerò, i suoi colori, il suo vento, e tuttavia ogni volta è come se l’orizzonte mi facesse perdere l’orientamento e smarrire un punto di riferimento, il mare…
…e ricominciare da capo, cosi, senza il mare, appunto.

Non lo so quanto c’entri la roccia che si divide tutt’intorno lo spazio tra gli alberi, che risuona dentro per qualsiasi mio passo, come un’onda, come un secondo mare.

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Vitovska sopra l’acqua del mare e un mare di roccia e terra rossa come lenzuolo e un mare di aria libero di scegliere le forze e le direzioni.

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Mare, roccia e aria che si fanno vino.
Vino che sa raccontare un paesaggio come un quadro espressionista dei giovani pittori cantati da Rilke in Worpswede. Materia che spalma i colori friabili della realtà e li allunga verso imprecisi infiniti.

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L’austriaco Jorg. Il suo uvaggio che porta una brezza di Riesling, la sua roccia e i suoi vestiti. Stiamo in continuità di sensazioni elettive che si tengono per mano senza ruvidita’ e gelosie.

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Osservo i volti che stanno al tavolo.
Ci vedo tratti scolpiti nella durezza di una materia ancestrale e così vedo le parole che escono come se uno scalpello da dentro le staccasse dalla gola.

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Alla fine chiedo se si ha voglia di assaggiare la bottiglia che Alfonso mi ha dato per il viaggio.
I volti rispondono senza parlare.

Anche Vecchie varietà si unisce alle affinità elettive. Nonostante la sua parte alcolica inferiore sostiene l’intensità raggiunta dai compagni grazie alla fresca sapidità e alla spinta fruttata delle uve. Una bella armonia tra i tre vini.

Possiamo anche andare a dormire.

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