10 aprile – Matej Skerlj, voci carsiche e incontri d’osmiza

A scuola ho sentito parlare di fiumi detti carsici che scorrono al di sotto di letti asciutti portando sotto la pelle della terra acque e linfe che sono vita. Leggevo di fiumi che l’occhio non poteva vedere e questa assenza apparente era per quei tempi di piccolo uomo una voce che raccontava fiabe di grotte e di tesori nascosti, un’assenza che si faceva sanguigna fantasia, vena e linea informe di vitale immaginazione.
È bastato un solo giorno di Carso perché la sua voce sotterranea mi attraversasse l’anima con l’umiltà di un fiume notturno e il sogno facesse vacillare la forma che mi hanno fatto prendere gli anni restituendomi un’energia inattesa, nascosta dentro, in attesa di essere ridestata.

E risollevarsi dal sonno è un sorriso che se ne frega dell’immediato, che prende quel che c’è senza pensieri aggiunti, con la gratitudine della bellezza nascosta nella semplicità di una mano che si alza e si muove di qua e di là per salutarti.

Stamane si va a vedere una vigna piantata un anno fa che ha bisogno di essere risollevata di quel poco che basta a darle aria e sospiri nuovi.
Matej e il padre Justo accompagnano le cose con la calma e il tempo necessario.

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Le giovani piante possono ritrovare ossigeno e spazio e luci diverse mentre le radici continuano a scendere dentro il sottile strato di terra rossa e oltre, nelle rocce del vecchio mondo, in cerca di cibo e di voci che le raccontino una storia o un sogno per farla crescere.

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Il movimento dell’uomo è una giusta lentezza fatta di attenzioni che si possono dire affettive, materne. È un cammino che tiene le cose che si stanno facendo con occhi, mani, testa.
A guardarlo mi pare di restare in apnea per tanta delicatezza e necessità di precisione.

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Dopo la vigna il lavoro si sposta nella casa ristoro a preparare l’accoglienza per il fine settimana che si avvicina, con nuove e fresche provviste che dalla cucina e dalle griglie passeranno nei piatti degli ospiti tra i pranzi e le cene.

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Sono gesti che mi ricordano l’infanzia quando aiutavo nonno Gino a fare le salsicce. Allora io giravo soltanto la manovella che muoveva lo stantuffo del cilindro dove veniva pressato il macinato che usciva da un imbuto ed entrava nel budello e ci rimaneva insaccato.

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Anche se ci sono spezie diverse, gli odori sono quelli dei ricordi. Lo stesso prurito al naso quando il pepe viene messo sulla carne. Lo stesso senso di freschezza pungente nel vino mescolato all’aglio.

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Sono gesti fluidi che scorrono ora indipendenti come due fiumi distinti ma che in passato si sono toccati e l’uno ha trasmesso all’altro l’arte di come scorrere da solo…

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…di come trovare l’equilibrio e la misura…

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…la giusta lunghezza dei cevapcici.

Piatto di origine serba fatto con carne di maiale e manzo macinata insieme con spicchi di aglio crudo e spezie.

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Dopo pranzo mi metto in cammino e seguo un sentiero che entra nei boschi del Carso. Ai fianchi le pietre messe negli anni dai pastori che si prendevano cura dei campi.

Nel verde della primavera la terra rossa della vigna fa sentire la sua energia e invita a prenderla tra le mani o a gettarsi sopra per stendersi in un sonno e ascoltare cosa ha da dirci, che storia nasconde di dentro.

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I sentieri si dividono tra gli alberi che crescono accanto alle rocce dove il confine è dettato da una linea che non si vede, pure essa carsica.

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Matej torna dall’incontro con i produttori dell’associazione carso triestino.
Quest’anno si è preso l’onere di fare da presidente oltre che lavorare in vigna e a casa in agriturismo…e a breve diventare padre.

Stiamo organizzando Mare Vitovska e ci sono tante cose a cui pensare…

Tre anni fa venni in Carso per questa significativa manifestazione dove vignaioli del Carso italiano e sloveno si incontrano e fanno conoscere e bere il vino fatto da una delle varietà del territorio…la Vitovska, appunto.

Quest’anno sarà il 5 e il 6 di giugno accanto al mare nello splendido spazio del castello di Duino. Una esperienza che merita di essere vissuta. Camminare per i giardini del castello e per i suoi perimetri adiacenti al mare e fermarsi all’ombra con un amico per parlare e bere un bicchiere di Vitovska fino al tramonto. Ascoltare le voci del Carso.

Adesso possiamo andare che ti porto a vedere gli altri vigneti.

Il vigneto più vecchio è cresciuto a pergola, latnik, in sloveno.
In passato era il modo che si usava per ottenere dalla vigna una buona resa, il vino veniva venduto sfuso, e tra i filari molto distanti l’uno dall’altro venivano piantati ortaggi e quanto occorreva per il sostentamento.

Ora la forma di allevamento sta diventando ad alberello carsico.
Le nuove piante che sono al primo anno cresceranno così.

Siamo a poche centinaia di metri da Sales, la località di Sgonico dove Matej e la famiglia  sono nati. Le case sono vicine ma non si vedono, nell’ultima luce del sole siamo circondati dai boschi e da piccoli vigneti, vecchi muretti e colori profondi anch’essi che portano sotto…

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Andiamo a mangiare qualcosa all’osmiza.

E chi dice di no?
Entrare in un osmiza è vederlo questo fiume nascosto che scorre sotto la roccia lungo grotte sotterranee.
Entrare in un osmiza è vederlo questo confine dettato da una linea, sentirlo nelle voci degli uomini e delle donne che si raccontano con felicità e condivisione.

Un luogo di tradizione rurale vecchia e radicata fino all’osso dove il contadino secondo una legge che appartiene ai tempi dell’impero austro-ungarico ha la possibilità di aprire la propria casa e vendere vino, uova, salumi e formaggi per un dato numero di giorni consecutivi dell’anno (in passato erano otto, oggi possono essere anche due settimane in base alla disponibilità di vino e cibi).
Se un osmiza è aperto, gli altri osmiza del paese non possono aprire.

Arrivano i salumi, prosciutto crudo, pancetta, lonza, prosciutto e pancetta cotti alla brace, peperoni e pomodori sott’olio e una caraffa di Vitovska con due bicchieri di piccolo duralex made in France.

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Una misura perfetta per un bicchiere di vino che può stare nel palmo di una mano. E berlo questo vino come fosse qualcosa che la mano intera può stringere e abbracciare.

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Parliamo di come le cose semplici dovrebbero essere apprezzate e della bellezza di stare in questi luoghi di comune incontro e vera condivisione.
E penso a come sono gli spazi di incontro nelle altre regioni d’Italia, lo penso mentre il Terrano fa il suo giro nelle mie profondità portando il suo colore che è sangue e la sua terra che è aspra.

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Bevi una grappa prima di andare?

Andiamo al banco dove l’uomo ci versa negli stessi piccoli bicchieri una grappa bianca e forte. Ma non è ancora tempo di andare, ci sono sempre incontri qui nell’osmiza…è o non è il fiume nascosto che sale in superficie di tanto in tanto e che quando sale rivede e saluta i compagni di viaggio?

E allora Vitovska e buon umore di gente che sa stringersi fin dentro le vene e vivere con generosità.

La generosità di un ultimo bicchiere di sangue per scendere insieme nella notte.

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