21 aprile – La Vallarsa e Eugenio Rosi

Dove sono? In quale paese si trova questo enorme buio che mi circonda? 

Svegliarsi è anche bellezza che disorienta. Non trovare per un attimo l’identità che abbiamo lasciato in prestito al sonno e spostare i confini del sé sopra una terra che è già passata come parte del viaggio, in un tempo che è improvvisazione e allucinazione.
La ragione può solo restare a guardare impotente, persa ma forse serena.

In bocca risuona ancora l’energia del vino bevuto e ci vuole un attimo a tornare sul sentiero.

Esco in strada e cammino per le strade del paese prendendo come viene la via, senza direzione, così la mattina si fa poco a poco risveglio e nuova attesa.

Bevo un caffè, un altro, finisco la moka che la zia di Eugenio mi ha preparato in cucina poi mi metto seduto fuori dal portone ad aspettare.

Metti le cose dietro che andiamo a vedere il vigneto di Vallarsa.

Sapevo che Eugenio mi avrebbe portato anche lassù, in quella terra che è già montagna e che ieri abbiamo soltanto sfiorato con lo sguardo e l’immaginazione allungandoci a seguire quel magro dito che c’è la indicava.
Lo sentivo dalla sua voce che pronunciava il nome della valle con timbro di prospettiva e appartenenza come fosse un luogo di origine.

Lungo il tragitto ci fermiamo dove le cose hanno avuto inizio. Il primo vigneto di Eugenio. Merlot e Cabernet.
Camminiamo tra i filari, io scatto qualche foto e lui osserva le piante, si avvicina a loro, toglie qualcosa dai tralci.

Vedo già quanto lavoro che c’è da fare nei prossimi giorni, anche l’erba da tagliare…

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La vita si è messa in marcia e bisogna prendersene cura.

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Saliamo verso la valle detta Vallarsa.
È una valle stretta, a V profonda.

Guarda dove sono i vigneti. Un tempo mi han detto che arrivavano fino in fondo dove c’è il torrente.

Un pezzo di terra che sale quasi in verticale verso il paese e il cielo. Devono essere stati uomini pieni di forza e di volontà a vivere questi luoghi.

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Siamo quasi a 800 metri di altitudine.
Ci fermiamo davanti a un pezzo di terra che Eugenio ha comprato, l’unica terra che si possa dire di proprietà. Ora non ci sono altro che erba e sassi ma da come Eugenio la guarda parrebbe esserci altro.

Qui dovremmo costruire la cantina.
L’idea è quella di venire a viverci.

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Vicino, il vigneto di Chardonnay e qualche filare di Nosiola e le vette delle piccole Dolomiti e aria di montagna e suoni che risuonano con eco prolungato e libero.

Ah non ti ho detto quello che è successo nel 2008. Io stavo vendemmiando le altre uve e avevo chiamato un amico per chiedergli di controllare lo Chardonnay.
Lui mi dice se lo sto prendendo in giro, che uva non ce n’è e che mi son dimenticato di aver già fatto vendemmia lassù. Allora sono salito e in effetti mancava tutta l’uva, solo a tratti era rimasto qualcosa. Ho capito che erano stati i cervi e ho messo una recinzione per l’anno dopo.

Gli chiedo se il vino che fa porta dentro il suo vissuto di equilibri-squilibri che cambiano di momento in momento nel percorso di ricerca che a oggi non si è ancora fermato.
Mi risponde che sì, che il vino è anche l’uomo che lo fa, le cose si accompagnano.

Poi suona il telefono. Dalle parole e dal tono che capisco che sta parlando con Tamara.

Siamo qui in montagna…
Tu sei in mezzo al traffico della città?
Starei qui tutto il giorno…

E sorride, sì, il sorriso gli esce sulla bocca e sule guance e sugli occhi.
È bello vedere un uomo felice sulla terra che ha scelto di lavorare.

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Sulla via del ritorno, sopra uno dei tornanti le ultime viti piantate, una varietà autoctona resistente.

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Scendiamo a Rovereto dove mi aspetta il treno. Ci stringiamo la mano e sarà alla prossima volta…

…penso ai suoi vini, a come accoglieranno i nuovi vissuti di un futuro possibile equilibrio fatto di Vallarsa e montagna.

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“Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascere dopo, e ogni giorno più definitivamente”.
                                               R.M.Rilke

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