3 maggio – Adele & Maurizio, AlteaIllotto

E questo sole che sembra salire da sotto la terra all’occhio ingenuo di un bambino che sente il mondo da dentro senza ancora saperne di leggi e studi scientifici, sarà sempre la stessa illusione per gli occhi adulti che non si chiedono nulla e che guardano le cose come fosse per la prima volta e vedono muoversi là all’orizzonte, una luce farsi col tempo più intensa in forma di cerchio, la realtà prendere un nuovo colore e sdoppiarsi in ombra e il tutto farsi calore, rinascere.
E questa terra vecchia come nessuna altra terra d’Italia che un giorno era mare e un altro iniziò a respirare all’aria del cielo e accogliere piogge e movimenti e ombre, anch’essa lo vide questo sole salire e scaldarla e farla fiorire, farla svegliare, nascere vita, rinascere vite.

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Un frangente lontano di mare e lo stagno salato nella mattina dopo l’alba che si è fatta giorno mentre le mani erano occupate a raccogliere piselli e fave. I fenicotteri saranno già svegli? E dove andranno quando lo stagno si prosciugherà? Chiederebbe forse il giovane Holden di Salinger.

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Maurizio mi mostra come erano fatti i ladiri, i mattoni di argilla e paglia usati un tempo per la costruzione delle case.
Questa è una ricostruzione non del tutto corretta, i mattoni venivano poi intonacati per resistere alle avversità del clima.

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La chiesa di Santa Maria Sibiola costruita dai monaci dell’ordine benedettino. Una scala esterna fatta di gradini di pietra che arriva al terrazzo superiore. Uno spazio compatto, a pianta pressoché quadrata con strani volti sopra le finestre e simboli di universalità.

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Intanto le lumache stanno cuocendo nel sugo a base di pomodoro.

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E Adele sta affettando la bottarga di Oristano da condire con l’olio e mangiare così con un pezzo di pane carasau o anche normale.

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Nel lavandino le anguille pulite assieme alle orate attendono le braci di vigna, il loro incandescente calore.

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Una teglia di churros fatti dalle mani di Eva, venuta da Barcellona per imparare i segreti dell’arte dell’apiciltura che Luigi pratica da molti anni ad Ales, paese nativo di Antonio Gramsci.

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Un pezzo di casu marzu perché la bocca non è mai stanca se non sa di vacca o di pecora visto che siamo in Sardegna; i vermi, quelli saltano comunque.

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Altea bianco, principalmente di uve Nasco, un antico vitigno a bacca bianca dalla struttura aromatica.
Ci metto un po’ a memorizzare il  nome di queste uve che non avevo mai bevuto. Alla fine mi rendo conto che l’associazione era lì davanti a me nella sua estrema semplicità e naturalità.
Nasco, ogni giorno al risveglio, in prima persona.
È un vino denso di aromi, mediterraneo nel sospiro che risale per il naso e che in parte discende per la gola. Vegetazione e resina, tenuto su da un vento leggero che soffia costante.
Altea rosso. L’annata precedente di quella assaggiata dalle botti ieri.
Il vino ha trovato una sua tranquillità.
Come il bianco segue una linea diritta senza scompostezze o intensità improvvise. Compatto e unito si tiene con abilità e natura staccato da terra senza pesare e senza dare privilegi ad alcol o tannini.

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Eva si alza e prima della frutta va a friggere i suoi churros.
Ci vuole il moscato appassito per questi dolci.
E moscato sia. Ritrovo la piacevolezza sentita in cantina e il richiamo ad avvicinare il bicchiere alla bocca alla fine del sorso. Maurizio è costretto a scendere per riempire la bottiglia che si svuota in breve tempo tra bignè e dolci di mano catalana.

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Poi torniamo al vigneto e tutti e cinque guardiano senza parlare.
La fatica e la perseveranza, l’onestà e la responsabilità hanno dato i propri frutti anche prima della vendemmia.

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Maurizio racconta il luogo dove è nato e cresciuto e la terra e le viti che insieme ad Adele hanno deciso di lavorare per tirarne fuori la propria voce, il proprio carattere. A sentirlo parlare, del resto, la somiglianza di timbro con Corrado Guzzanti lo fa risultare ironico e satirico. Ma può anche essere che ironico lo sia davvero nella sua leggerezza e pacatezza che trovano risonanze e assonanze nel modo di fare e nelle parole di Adele. Per lei le piante di vite sono come tanti figli da far crescere e tenere protetti e conoscere e far conoscere.

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Là dove la strada volge verso Uras e prosegue dritta verso Oristano fermiamo le macchine.
Trasferisco i bagagli e me stesso in un nuovo tragitto del viaggio. Curioso e improvvisato.
Saluto Adele e Maurizio. La loro gentilezza e condivisione.
C’è ne andiamo con gli ultimi momenti di sole, io, Eva e Gigi verso la Marmilla.
Il paese di Gramsci, le api, la montagna.

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