25 Gennaio – AR.PE.PE. – Sondrio

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E’ un sorriso che piega le mie labbra quando Emanuele mi porta nei suoi vigneti più alti sopra Sondrio.

Cammino sula terra dove nasce il vino chiamato Ultimi Raggi quando sono i primi raggi di una splendida giornata d’inverno ad illuminare la realtà. Giovani ragazzi sono impegnati nel lavoro di potatura della vite, un lavoro attento e responsabile per il futuro prossimo e lontano. Ci si confronta con semplicità e serenità mentre continuo ad osservare i gesti e i movimenti di chi fa le cose perchè vuole farle per davvero. Si respira una bella armonia e sopra la città ci si sente leggermente staccati, l’occhio raggiunge nello stesso tempo la modernità, l’industria, la velocità delle macchine e la natura, la sua lentezza.

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Sembra di essere vicini alla complessità delle cose, al fatto che non esista mai un solo significato definito e unilaterale ma che la bellezza appartenga ad una pluralità di stati e di sentimenti.

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La voce di Emanuele mi evoca una sensazione di delicatezza, un modo gentile e soffice di relazionarsi con l’altro.

Con passione mi parla della storia dell’azienda, dei problemi del territorio, della maniera di fare il nebbiolo.

Passiamo infine nella cantina costruita nella roccia sotto ai vigneti bassi nei pressi della città.

Emanuele che da piccolo non avrebbe mai pensato di ritrovarsi dove è ora, lui che a quei tempi rifuggiva gli odori e gli umori dello spazio chiuso dell’ambiente dove si fa e si conserva vino.

Lo ascolto parlare del padre e della sua felicità di aver fatto quello che ha fatto insieme al fratello Guido e alla sorella Isabella.

Poi beviamo e ascoltiamo quello che ci scende dentro e parliamo con le labbra ancora intrise di vino delle terre e delle persone.

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Prolegomeni

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La passione per il vigneto e il processo creativo-culturale che trasforma la natura in vino ha iniziato ad alimentare le mie cellule nell’estate del 2010 quando fatalmente alla ricerca di una bottiglia di refosco dal peduncolo rosso sono stato messo sulla strada per Prepotto dove il mio cammino ha incontrato la realtà di Stefano, vignaiolo friulano. Le poche ore trascorse assieme tra le 10 del mattino e l’orario del pranzo nella condivisione di parole e di bevute hanno aperto in me una nuova breccia dove l’entusiasmo con il passare del tempo ha allargato i suoi confini accogliendo i modi generosi e passionali di chi lavora la terra nel segno del rispetto e della semplicità. Sono passati da quel giorno cinque anni durante i quali ho lavorato alla realizzazione di due documentari legati a tre vignaioli del nord Italia e in questo lasso temporale ho avuto modo di conoscere in modo sensibile e vicino diversi produttori di tutta la nostra penisola affinando la mia sensibilità nell’incontro con i loro vini e sperimentando concretamente con curiosità e attenzione il lavoro nel vigneto nelle diverse fasi della vegetazione.

Terminati i documentari una nuova idea ha cominciato giorno dopo giorno a farsi pressante nel mio animo. “E se mi prendessi un anno di aspettativa dal lavoro attuale con i ragazzi disabili e provassi a girare tutte le regioni d’Italia fermandomi in alcune delle realtà vitivinicole di cui ho fatto conoscenza diretta o indiretta cercando di raccontare a modo mio attraverso immagini e parole la loro esperienza ?”

Ho sentito che questa idea era possibile e soprattutto ho sentito che meritava la pena di essere svolta fino in fondo. Ho visto la possibilità di trasmettere una pur contenuta e semplice visione d’insieme di questo approccio umano alla natura.

La passione, la generosità e la forza continua dei vignaioli mi hanno contagiato e sento come se avessi contratto un debito con il loro mondo, un debito estinguibile attraverso un racconto sia didattico sia elegiaco che possa portare lontano e diffondere la loro buona energia, il loro responsabile rapporto con il nostro straordinario territorio fatto di piccole e fondamentali diversità, difficoltà e bellezze.

Ciò che sto organizzando, è un lungo viaggio all’insegna della continuità dove regione per regione possa avvicinarmi alle singole realtà contadine e stare a stretto contatto per alcuni giorni con chi vi lavora in modo da raccogliere un materiale quanto più umano e intimo, essenziale alla realizzazione di un documentario che abbia in sé forza e sincerità.

Lunedì 2 Febbraio 2015 si parte per davvero, il fare prenderà il posto del pensare e inizieranno i colori dell’inverno e le voci delle potature nei campi forse innevati di questo nostro paese…